La prima violenza, spesso, nasce da noi donne. Quella che esercitiamo verso noi stesse o verso altre donne, dimenticando empatia, accoglienza e solidarietà.
Ci critichiamo, a volte con ferocia gratuita, guardiamo modelli non arrivabili, scegliamo persone inadeguate, sopportiamo senza essere critiche verso noi stesse e verso la nostra vita.
Invece di ascoltarci e perdonarci per gli errori commessi ci diamo una “martellata”, pensando che sia normale chi infierisce, riducendo l’autostima ad un contenitore vuoto.
Spesso abbiamo permesso che altri prendessero le decisioni per noi ed il conto è sempre salato.
Abbiamo permesso l’isolamento ed invece che inseguire sogni, abbiamo scelto la strada più semplice, perdendo l’autonomia, la creatività e la nostra emotività.
Non è un problema che può essere ridotto nella definizione unica del patriacato, è sociale, famigliare ed educativo: le relazioni sono al collasso sia che siano amicali, amorose o relative a legami di sangue.
Se non si prende coscienza di questo quasi tutto è perduto. Nella nostra profondità potremo permettere che la comunicazione mente-pancia passi per il cuore.
Chi ha fatto questo percorso ora vive in maniera piena ed aiuta gli altri, anche col semplice ascolto.
Noi ci auguriamo che questa settimana, che ha visto la violenza femminile in prima linea, toccando il cuore di tutte noi, non sia sprecata solo con slogan facili, tonalità di rosso o luoghi comuni, ma porti chi è in difficoltà nella consapevolezza di domandare aiuto: noi possiamo dare speranza ai giovani.
Se la parola violenza è femminile ricordiamoci sempre che anche rinascita lo è!
Cristina Cafferata – Presidente Nazionale
Laura Praderi – Presidente Regione Lombardia